venerdì 16 maggio 2008

KIMONO E FIAMME LEGGENDARIE

L'abito ritratto nella foto qui sopra è uno Juban (veste che si porta sotto il kimono vero e proprio) da donna, adatto ad essere indossato con un kimono Furisode (ovvero a maniche lunghe, proprio delle ragazze nubili).

Ho presentato oggi tale abito su Casazen (vedi a questa pagina): questo abito mi ricordava qualcosa e solo da poco ho realizzato cosa.
Si tratta di una leggenda giapponese riportata (come tante altre) da Lafcadio Hearn (informazioni su di lui qui) che ha come "protagonista" proprio un kimono, per quanto si tratti di un abito differente da questo...

La leggenda è grossomodo questa:
nella città di Yedo all'epoca dei Tokugawa, una bella fanciulla (figlia di mercanti) si innamorò di un bellissimo samurai.
Per tentare di attirare la sua attenzione si fece confezionare un kimono furisode dello stesso colore e con decorazioni simili al kimono di corte del samurai.
Lo indossava sempre...
Lo "stratagemma" non servì e la fanciulla morì sola a causa delle pene d'amore.
Il suo abito finì nelle mani di un bonzo che lo vendette ad una donna. Dopo poco tempo questa donna iniziò a comportarsi stranamente sentendosi perseguitata dalal visione di un bellissimo samurai che la faceva morire d'amore. Lo ridiede al monaco, questo lo rivendette e di nuovo si ripresentò il problema, ed anzi una donna ne morì!
Il monaco allora decise di esorcizzare e distruggere l'abito col fuoco e lo gettò in un falò preparato al suo tempio.
Ma quando l'abito prese fuoco le fiamme si alzarono altissime e in forma di caratteri sacri buddhisti (che componevano l'invocazione a Buddha che la bella innamorata sempre ripeteva) volarono sopra i tetti e scatenarono un incendio che bruciò tutta la città (tale ricorrenza è ancora ricordata a Tokyo).

Ebbene, il colore rosso-fuoco o rosso-amore di questo juban, assieme agli uccelli dorati che paiono uccelli in fiamme che volano in un cielo di fuoco, mi ha fatto tornare in mente questa leggenda che avevo letto tempo fa.

lunedì 21 aprile 2008

SAYOKO ONISHI in Italia a Chioggia - 2 maggio

La famosa artista giapponese Sayoko Onishi, conosciuta soprattutto nell'ambito della danza Butoh (http://it.wikipedia.org/wiki/Butoh ) si esibirà il 2 maggio 2008 nel contesto della rassegna "Chioggia sotto le stelle" con un assolo di danza ed una coreografia:

LA PRIMAVERA SICILIANA
assolo della danzatrice giapponese Sayoko Onishi


IL VENTO DI ORIENTE
coreografia con 4 modelle della danzatrice giapponese Sayoko Onishi


con dei kimono originali che fornisce http://www.casazen.com/

Ecco dove e quando:

Chioggia sotto le Stelle
Moda e Arte
In collaborazione con il Comune di Chioggia, Assessorato al Turismo
.
VENERDI 2 MAGGIO 2008 ALLE ORE 21.00
Presso
PIAZZETTA VIGO
Chioggia (Venezia)

info 041-2417364

E per finire un video di butoh "tradizionale" (termine un po' paradossale in questo contesto...)



Il sito di Sayoko Onishi lo trovate qui http://www.butoh.it/

mercoledì 2 aprile 2008

"STORIE DEL GIAPPONE E DEI GIAPPONESI"


Segnalo volentieri questo nuovo libro:
IL LIBRO
Il Giappone è spesso visto come la patria dell’innovazione tecnologica, del dinamismo economico, delle megalopoli sovraffollate, dei fumetti manga e dei film di yakuza, e anche, attraverso il filtro di un esotismo un po’ datato, come il paese dei samurai e delle geishe, del sushi e del sake. In realtà, come dimostra Robert Calvet in questo saggio esaustivo e appassionante, il Giappone è stato, ed è, molto di più.L’autore ne ripercorre la storia dalle origini (la comparsa della ceramica nel periodo Jomon, all’incirca nel 10.000 a.C.) fino ai giorni nostri (con l’elezione dell’ultimo premier Fukuda Yasuo), descrivendo l’organizzazione del potere e il suo controllo da parte dell’aristocrazia di corte tra l’VIII e il XII secolo; il ruolo dell’imperatore considerato di ascendenza divina; le terribili lotte tra i potenti clan militari e la nascita del bakufu (governo militare) e della figura dello shogun; il processo di unificazione tra il XVII e il XVIII secolo e la fine dello shogunato con l’inizio dell’era Meiji; il ruolo del paese durante la seconda guerra mondiale e infine le vicissitudini che il Giappone ha vissuto tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo (la grande crescita demografica, il boom economico degli anni ’80 e la crisi degli anni ’90, gli scandali che hanno segnato la vita politica nazionale, i difficili rapporti con gli altri paesi asiatici e in particolare con la Cina…).Ma Calvet non esclude dalla sua ricostruzione gli aspetti più significativi di una vicenda culturale e artistica che ha pochi termini di paragone, sia in Oriente sia in Occidente: dai templi di Nara e di Kyoto, dalle porcellane di Arita, agli artisti (Utamaro, Hokusai, Hiroshige), agli scrittori (Kawabata, Tanizaki, Mishima, Oe), ai registi (Ozu, Mizoguchi, Kurosawa, ma anche Kitano, Tsukamoto, Miike), a cui tanto deve anche la nostra cultura.Questo saggio rappresenta insomma una ricognizione completa della storia dell’arcipelago, che permette al lettore di comprendere le grandi dinamiche – storiche, sociali e culturali – che hanno fatto del Giappone una realtà unica e imprescindibile del panorama mondiale.


L'AUTORE
ROBERT CALVET insegna storia all’Université de La Rochelle. Tra le numerose pubblicazioni ricordiamo Les Américains (2004).


AUTORE: Calvet R. Storia del Giappone e dei giapponesi

COLLANA: I Leoni - Ed. Lindau

PAGINE: pp. 512

ILLUSTRAZIONI: N° 3 b/n

FORMATO: cm. 14x21

PREZZO: euro 26,00


sabato 16 febbraio 2008

KAWABATA


Kawabata Yasunari: se penso che quello che emerge dalla penna di uno scrittore o di un poeta è solo la punta dell'iceberg di ciò che egli ha "sentito", intuisco il perchè del suicidio del vecchio Kawabata.

La sua vista sul mondo è così analitica e simile ad un bisturi affilato dalla consapevolezza delle cose, da parere a tratti una benedizione poetica e una maledizione della vita.
La sua attenzione per le donne pare a tratti quasi una necessità dell'anima di trovare il placido conforto della carne transustanziata in bellezza, nella grazia, nell'armonia (fatta anche di difetti e di vitalità).
Volevo fare delle citazioni a sostegno di questi paragrafi, ma lo ritengo inopportuno: sarebbero frammenti di ala di farfalla...ritengo sia da parte mia cosa migliore suggeerire almeno trelibri:
  • LA CASA DELLE BELLE ADDORMENTATE
  • IL PAESE DELLE NEVI
  • PRIMA NEVE SUL FUJI (raccolta)

(recensioni e prima pagina su http://www.casazen.com/risorse/romanzi.htm )

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Biografia da: nobelprize.org

Yasunari Kawabata, son of a highly-cultivated physician, was born in 1899 in Osaka. After the early death of his parents he was raised in the country by his maternal grandfather and attended the Japanese public school. From 1920 to 1924, Kawabata studied at the Tokyo Imperial University, where he received his degree. He was one of the founders of the publication Bungei Jidai, the medium of a new movement in modern Japanese literature. Kawabata made his debut as a writer with the short story, Izu dancer, published in 1927. After several distinguished works, the novel Snow Country in 1937 secured Kawabata's position as one of the leading authors in Japan. In 1949, the publication of the serials Thousand Cranes and The Sound of the Mountain was commenced. He became a member of the Art Academy of Japan in 1953 and four years later he was appointed chairman of the P.E.N. Club of Japan. At several international congresses Kawabata was the Japanese delegate for this club. The Lake (1955), The Sleeping Beauty (1960) and The Old Capital (1962) belong to his later works, and of these novels, The Old Capital is the one that made the deepest impression in the author's native country and abroad. In 1959, Kawabata received the Goethe-medal in Frankfurt.
Yasunari Kawabata died in 1972 (suicide).

venerdì 30 novembre 2007

Haruyo Morita


Grazie alla gentilezza di una corrispondente telematica, segnalo questa interessante illustratrice, Haruyo Morita, che coniuga i temi tradizionali a tecniche e gusto moderni.

venerdì 26 ottobre 2007

HAKAMA - 1



Il termine Hakama indica vari tipi di gonna-pantalone, alcuni divisi come dei pantaloni, altri uniti come una gonna vera e propria, con varie proporzioni e vari colori, i più comuni nelle arti marziali sono l'indaco ed il nero.
Le pieghe dello Hakama secondo alcuni rappresentano le cinque virtù del confucianesimo (filosofia che contribuì alla formazione dell'etica della classe guerriera giapponese, assieme al buddhismo Zen ed ad altre religioni e filosofie). ..ma il tema è piuttosto dibattuto, comuqnue la tesi è sostenuta anche da persone giapponesi praticanti di arti marziali.

Segnalo un interssante video istruttivo su come piegare gli HAKAMA (ed anche il kendogi):


Hakama per le arti marziali li trovate qui http://www.casazen.com/arti_marziali

martedì 23 ottobre 2007

Arti Marziali Giapponesi


E' stata aperta sul sito Casazen una nuova sezione dedicata alla Arti Marziali giapponesi, in cui vengono presentati indumenti ed atrezzature originali giapponesi e di qualità.
Ma non solo...credo che tale nuova sezione sia una novità assoluta nel panorama degli articoli per arti marziali, in quanto sono stati selezionati solo articoli realizzati senza causare sofferenza o morte o sfruttamento di animali: in inglese diremo "cruelty free", in sanscrito che seguono l'etica "ahimsa". Paradossale? Io non credo e riporto qui le considerazioni iontroduttive che faccio in questa nuova sezione:

Tutti gli articoli per le arti marziali che troverete in queste pagine sono stati realizzati nel pieno rispetto della vita delle creature senzienti animali: non vi sono parti in pelle, seta, lana ecc ecc.
Questa è una scelta etica e che si allaccia al concetto di Ahimsa, ovvero l'assenza di intenti offensivi nei confronti di altre creature.
Forse a qualcuno parrà un controsenso selezionare articoli di questo tipo per delle pratiche che fanno ricorso alla violenza (intesa come uso della forza), ma la realtà non è così lineare: a mio modesto parere il cuore dell'insegnamento delle arti marziali orientali e giapponesi è quello di trascendere dal legame tra uso della forza e desiderio di offendere l'Altro. Status mentale difficilissimo da ottenere ovviamente ma non impossibile, la cui prima fase è sicuramente quella (come nel campo del kendo insegnò anche e in special modo Yamaoka Tesshu, parlando dello stato del "non c'è avversario") l'identificazione dell'individuale (ji: relativo. particolare) con l'uni versale (ri, assoluto, tutto).
Questo è il mio pensiero a riguardo delle arti marziali e della assenza di volontà di fare violenza