L'abito ritratto nella foto qui sopra è uno Juban (veste che si porta sotto il kimono vero e proprio) da donna, adatto ad essere indossato con un kimono Furisode (ovvero a maniche lunghe, proprio delle ragazze nubili).
Ho presentato oggi tale abito su Casazen (vedi a questa pagina): questo abito mi ricordava qualcosa e solo da poco ho realizzato cosa.
Si tratta di una leggenda giapponese riportata (come tante altre) da Lafcadio Hearn (informazioni su di lui qui) che ha come "protagonista" proprio un kimono, per quanto si tratti di un abito differente da questo...
La leggenda è grossomodo questa:
nella città di Yedo all'epoca dei Tokugawa, una bella fanciulla (figlia di mercanti) si innamorò di un bellissimo samurai.
Per tentare di attirare la sua attenzione si fece confezionare un kimono furisode dello stesso colore e con decorazioni simili al kimono di corte del samurai.
Lo indossava sempre...
Lo "stratagemma" non servì e la fanciulla morì sola a causa delle pene d'amore.
Il suo abito finì nelle mani di un bonzo che lo vendette ad una donna. Dopo poco tempo questa donna iniziò a comportarsi stranamente sentendosi perseguitata dalal visione di un bellissimo samurai che la faceva morire d'amore. Lo ridiede al monaco, questo lo rivendette e di nuovo si ripresentò il problema, ed anzi una donna ne morì!
Il monaco allora decise di esorcizzare e distruggere l'abito col fuoco e lo gettò in un falò preparato al suo tempio.
Ma quando l'abito prese fuoco le fiamme si alzarono altissime e in forma di caratteri sacri buddhisti (che componevano l'invocazione a Buddha che la bella innamorata sempre ripeteva) volarono sopra i tetti e scatenarono un incendio che bruciò tutta la città (tale ricorrenza è ancora ricordata a Tokyo).
Ebbene, il colore rosso-fuoco o rosso-amore di questo juban, assieme agli uccelli dorati che paiono uccelli in fiamme che volano in un cielo di fuoco, mi ha fatto tornare in mente questa leggenda che avevo letto tempo fa.
venerdì 16 maggio 2008
KIMONO E FIAMME LEGGENDARIE
lunedì 21 aprile 2008
SAYOKO ONISHI in Italia a Chioggia - 2 maggio
La famosa artista giapponese Sayoko Onishi, conosciuta soprattutto nell'ambito della danza Butoh (http://it.wikipedia.org/wiki/Butoh ) si esibirà il 2 maggio 2008 nel contesto della rassegna "Chioggia sotto le stelle" con un assolo di danza ed una coreografia:
LA PRIMAVERA SICILIANA
assolo della danzatrice giapponese Sayoko Onishi
IL VENTO DI ORIENTE
coreografia con 4 modelle della danzatrice giapponese Sayoko Onishi
con dei kimono originali che fornisce http://www.casazen.com/
Ecco dove e quando:
Chioggia sotto le Stelle
Moda e Arte
In collaborazione con il Comune di Chioggia, Assessorato al Turismo
.
VENERDI 2 MAGGIO 2008 ALLE ORE 21.00
Presso
PIAZZETTA VIGO
Chioggia (Venezia)
info 041-2417364
E per finire un video di butoh "tradizionale" (termine un po' paradossale in questo contesto...)
Il sito di Sayoko Onishi lo trovate qui http://www.butoh.it/
mercoledì 2 aprile 2008
"STORIE DEL GIAPPONE E DEI GIAPPONESI"
Il Giappone è spesso visto come la patria dell’innovazione tecnologica, del dinamismo economico, delle megalopoli sovraffollate, dei fumetti manga e dei film di yakuza, e anche, attraverso il filtro di un esotismo un po’ datato, come il paese dei samurai e delle geishe, del sushi e del sake. In realtà, come dimostra Robert Calvet in questo saggio esaustivo e appassionante, il Giappone è stato, ed è, molto di più.L’autore ne ripercorre la storia dalle origini (la comparsa della ceramica nel periodo Jomon, all’incirca nel 10.000 a.C.) fino ai giorni nostri (con l’elezione dell’ultimo premier Fukuda Yasuo), descrivendo l’organizzazione del potere e il suo controllo da parte dell’aristocrazia di corte tra l’VIII e il XII secolo; il ruolo dell’imperatore considerato di ascendenza divina; le terribili lotte tra i potenti clan militari e la nascita del bakufu (governo militare) e della figura dello shogun; il processo di unificazione tra il XVII e il XVIII secolo e la fine dello shogunato con l’inizio dell’era Meiji; il ruolo del paese durante la seconda guerra mondiale e infine le vicissitudini che il Giappone ha vissuto tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo (la grande crescita demografica, il boom economico degli anni ’80 e la crisi degli anni ’90, gli scandali che hanno segnato la vita politica nazionale, i difficili rapporti con gli altri paesi asiatici e in particolare con la Cina…).Ma Calvet non esclude dalla sua ricostruzione gli aspetti più significativi di una vicenda culturale e artistica che ha pochi termini di paragone, sia in Oriente sia in Occidente: dai templi di Nara e di Kyoto, dalle porcellane di Arita, agli artisti (Utamaro, Hokusai, Hiroshige), agli scrittori (Kawabata, Tanizaki, Mishima, Oe), ai registi (Ozu, Mizoguchi, Kurosawa, ma anche Kitano, Tsukamoto, Miike), a cui tanto deve anche la nostra cultura.Questo saggio rappresenta insomma una ricognizione completa della storia dell’arcipelago, che permette al lettore di comprendere le grandi dinamiche – storiche, sociali e culturali – che hanno fatto del Giappone una realtà unica e imprescindibile del panorama mondiale.
L'AUTORE
ROBERT CALVET insegna storia all’Université de La Rochelle. Tra le numerose pubblicazioni ricordiamo Les Américains (2004).
sabato 16 febbraio 2008
KAWABATA
- LA CASA DELLE BELLE ADDORMENTATE
- IL PAESE DELLE NEVI
- PRIMA NEVE SUL FUJI (raccolta)
Yasunari Kawabata died in 1972 (suicide).
venerdì 30 novembre 2007
Haruyo Morita
venerdì 26 ottobre 2007
HAKAMA - 1
Le pieghe dello Hakama secondo alcuni rappresentano le cinque virtù del confucianesimo (filosofia che contribuì alla formazione dell'etica della classe guerriera giapponese, assieme al buddhismo Zen ed ad altre religioni e filosofie). ..ma il tema è piuttosto dibattuto, comuqnue la tesi è sostenuta anche da persone giapponesi praticanti di arti marziali.
Segnalo un interssante video istruttivo su come piegare gli HAKAMA (ed anche il kendogi):
martedì 23 ottobre 2007
Arti Marziali Giapponesi
Ma non solo...credo che tale nuova sezione sia una novità assoluta nel panorama degli articoli per arti marziali, in quanto sono stati selezionati solo articoli realizzati senza causare sofferenza o morte o sfruttamento di animali: in inglese diremo "cruelty free", in sanscrito che seguono l'etica "ahimsa". Paradossale? Io non credo e riporto qui le considerazioni iontroduttive che faccio in questa nuova sezione:
Questa è una scelta etica e che si allaccia al concetto di Ahimsa, ovvero l'assenza di intenti offensivi nei confronti di altre creature.
Forse a qualcuno parrà un controsenso selezionare articoli di questo tipo per delle pratiche che fanno ricorso alla violenza (intesa come uso della forza), ma la realtà non è così lineare: a mio modesto parere il cuore dell'insegnamento delle arti marziali orientali e giapponesi è quello di trascendere dal legame tra uso della forza e desiderio di offendere l'Altro. Status mentale difficilissimo da ottenere ovviamente ma non impossibile, la cui prima fase è sicuramente quella (come nel campo del kendo insegnò anche e in special modo Yamaoka Tesshu, parlando dello stato del "non c'è avversario") l'identificazione dell'individuale (ji: relativo. particolare) con l'uni versale (ri, assoluto, tutto).
Questo è il mio pensiero a riguardo delle arti marziali e della assenza di volontà di fare violenza




