sabato 16 febbraio 2008

KAWABATA


Kawabata Yasunari: se penso che quello che emerge dalla penna di uno scrittore o di un poeta è solo la punta dell'iceberg di ciò che egli ha "sentito", intuisco il perchè del suicidio del vecchio Kawabata.

La sua vista sul mondo è così analitica e simile ad un bisturi affilato dalla consapevolezza delle cose, da parere a tratti una benedizione poetica e una maledizione della vita.
La sua attenzione per le donne pare a tratti quasi una necessità dell'anima di trovare il placido conforto della carne transustanziata in bellezza, nella grazia, nell'armonia (fatta anche di difetti e di vitalità).
Volevo fare delle citazioni a sostegno di questi paragrafi, ma lo ritengo inopportuno: sarebbero frammenti di ala di farfalla...ritengo sia da parte mia cosa migliore suggeerire almeno trelibri:
  • LA CASA DELLE BELLE ADDORMENTATE
  • IL PAESE DELLE NEVI
  • PRIMA NEVE SUL FUJI (raccolta)

(recensioni e prima pagina su http://www.casazen.com/risorse/romanzi.htm )

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Biografia da: nobelprize.org

Yasunari Kawabata, son of a highly-cultivated physician, was born in 1899 in Osaka. After the early death of his parents he was raised in the country by his maternal grandfather and attended the Japanese public school. From 1920 to 1924, Kawabata studied at the Tokyo Imperial University, where he received his degree. He was one of the founders of the publication Bungei Jidai, the medium of a new movement in modern Japanese literature. Kawabata made his debut as a writer with the short story, Izu dancer, published in 1927. After several distinguished works, the novel Snow Country in 1937 secured Kawabata's position as one of the leading authors in Japan. In 1949, the publication of the serials Thousand Cranes and The Sound of the Mountain was commenced. He became a member of the Art Academy of Japan in 1953 and four years later he was appointed chairman of the P.E.N. Club of Japan. At several international congresses Kawabata was the Japanese delegate for this club. The Lake (1955), The Sleeping Beauty (1960) and The Old Capital (1962) belong to his later works, and of these novels, The Old Capital is the one that made the deepest impression in the author's native country and abroad. In 1959, Kawabata received the Goethe-medal in Frankfurt.
Yasunari Kawabata died in 1972 (suicide).

venerdì 30 novembre 2007

Haruyo Morita


Grazie alla gentilezza di una corrispondente telematica, segnalo questa interessante illustratrice, Haruyo Morita, che coniuga i temi tradizionali a tecniche e gusto moderni.

venerdì 26 ottobre 2007

HAKAMA - 1



Il termine Hakama indica vari tipi di gonna-pantalone, alcuni divisi come dei pantaloni, altri uniti come una gonna vera e propria, con varie proporzioni e vari colori, i più comuni nelle arti marziali sono l'indaco ed il nero.
Le pieghe dello Hakama secondo alcuni rappresentano le cinque virtù del confucianesimo (filosofia che contribuì alla formazione dell'etica della classe guerriera giapponese, assieme al buddhismo Zen ed ad altre religioni e filosofie). ..ma il tema è piuttosto dibattuto, comuqnue la tesi è sostenuta anche da persone giapponesi praticanti di arti marziali.

Segnalo un interssante video istruttivo su come piegare gli HAKAMA (ed anche il kendogi):


Hakama per le arti marziali li trovate qui http://www.casazen.com/arti_marziali

martedì 23 ottobre 2007

Arti Marziali Giapponesi


E' stata aperta sul sito Casazen una nuova sezione dedicata alla Arti Marziali giapponesi, in cui vengono presentati indumenti ed atrezzature originali giapponesi e di qualità.
Ma non solo...credo che tale nuova sezione sia una novità assoluta nel panorama degli articoli per arti marziali, in quanto sono stati selezionati solo articoli realizzati senza causare sofferenza o morte o sfruttamento di animali: in inglese diremo "cruelty free", in sanscrito che seguono l'etica "ahimsa". Paradossale? Io non credo e riporto qui le considerazioni iontroduttive che faccio in questa nuova sezione:

Tutti gli articoli per le arti marziali che troverete in queste pagine sono stati realizzati nel pieno rispetto della vita delle creature senzienti animali: non vi sono parti in pelle, seta, lana ecc ecc.
Questa è una scelta etica e che si allaccia al concetto di Ahimsa, ovvero l'assenza di intenti offensivi nei confronti di altre creature.
Forse a qualcuno parrà un controsenso selezionare articoli di questo tipo per delle pratiche che fanno ricorso alla violenza (intesa come uso della forza), ma la realtà non è così lineare: a mio modesto parere il cuore dell'insegnamento delle arti marziali orientali e giapponesi è quello di trascendere dal legame tra uso della forza e desiderio di offendere l'Altro. Status mentale difficilissimo da ottenere ovviamente ma non impossibile, la cui prima fase è sicuramente quella (come nel campo del kendo insegnò anche e in special modo Yamaoka Tesshu, parlando dello stato del "non c'è avversario") l'identificazione dell'individuale (ji: relativo. particolare) con l'uni versale (ri, assoluto, tutto).
Questo è il mio pensiero a riguardo delle arti marziali e della assenza di volontà di fare violenza

venerdì 19 ottobre 2007

Noren


Uno degli elementi tipici del paesaggio urbano e domestico del Giappone tradizioanle è il NOREN 暖簾, ovvero una tendina di varia misura, colore e dimensione, che viene apposta all'ingresso di un ambiente: oggi si crede sia una specificità di negozi, ristoranti, alberghi, terme ecc ecc, per fare sia da leggera separazione interno/esterno sia da "cartello"ma in origine (quantomeno dal periodo Kamakura, 1185-1333) il Noren nasce per la casa, per l'abitazione privata, per fare ombra e proteggere dal vento...


Ve ne sono una grandissima varietà, dagli stile tradiionali a quelli moderni e rappresentano anche un'ottima soluzione decorativa per la casa, sia per separare un ambiente da un altro (ove non ci sono porte ovviamente...quanto spazio si guadagnma in casa levando le porte interne quando è possibile farlo! magari non della cucina o del bagno evidentemente, ma soggiorni, anticamere ecc ecc senz'altro) sia per dare colore ad una finestra o ad una portafinsetra che dà sull'esterno.


A questo link trovate moltissime foto di negozi ecc giapponesi con i loro Noren.


Mentre se volete acquistare un Noren, Casazen vi attende :) cliccate qui

venerdì 28 settembre 2007

Mostra architettura contemporanea giapponese



PARALLEL NIPPON
Architettura Giapponese Contemporanea 1996 – 2006

mostra 7 novembre 2007 - 7 gennaio 2008
lun-ven 9-12.30/13.30-18.30 merc fino alle 17.30 sab 9.30-13

conferenza venerdì 9 novembre 2007 ore 18.30 (data da confermare)
di Riichi Miyake, Ordinario di Storia dell’Architettura, Keio University

Istituto Giapponese di Cultura
via Antonio Gramsci 74 00197 Roma tel 06 3224754 / 94 http://www.jfroma.it/ ingresso libero

venerdì 14 settembre 2007

La Danza Giapponese


Avvicinarsi alla danza tradizionale giapponese (ed anche alle sue fioriture moderne - come la danza BUTOH) aiuta a guardare con occhi differenti all'arte-dei-corpi-in-movimento, così antica e radicata nel nostro essere (anche i nostri cugini, i Primati, ballano).
Consiglio la lettura di questo saggio:

Il significato religioso della danza nei daikagura di Amanda Ronzoni
che così inizia:
"La danza nell'Occidente moderno(2) ha sempre sofferto di un pregiudizio: quello religioso (cristiano), che la vedeva indissolubilmente legata al corpo e per questo fonte di peccato. Troppo vicina alle pratiche del culto pagano(3), non era certo uno strumento degno ai fini della glorificazione divina.In particolare, il processo di "messa al bando" come pratica religiosa culmina nei XV e XVII, periodo in cui la modernità vede la luce, in cui "l'originalità rispetto a passato sta in nuovi strumenti psicologici, politici, giudiziari, culturali, di penetrazione nel corpo sociale, ma le cui radici affondano saldamente nella tradizione platonico-cristiana"(4).Si tratta di un periodo in cui emerge lucida la volontà di separare la danza dal mondo simbolico e di farla rientrare in uno schema binario di contrapposizioni: bene/male, sacro/profano, anima/corpo. La danza viene definitivamente allontanata dal "gioco dell'ambivalenza", ovvero da "quell'apertura di senso che, vedendo prima della decisione dei significati, li può mettere tutti in gioco con il corredo delle loro iscrizioni in quell'operazione simbolica in cui il sapere perde la sua presa, perché la delimitazione dei campi in cui da sempre si è esercitato si è simbolicamente confusa"(5).Se con "primitivo" non intendiamo esprimere una fase evolutiva dello spirito umano (e quindi non intendiamo esprimere un giudizio sprezzante), ma una struttura realizzata nell'oggi come nel passato più remoto(6), allora ci accorgeremo che la danza, all'interno di una cultura definita "primitiva", è la libera espressione di una propria identità polisemica, espressione che "vive il corpo come apertura al mondo"(7).Nel momento in cui i simboli non sono rimando a cose nascoste, ma endiadi, "fusione di identità", è più facile cogliere come contigue le dimensioni del sacro e della danza ad esso legata. Una volta allontanati la danza e il corpo dal sacro, è necessario ricollocarli, ridefinirli, ripulirli. Ne esce così una danza ridotta a gesto "addomesticato", un corpo ridotto a superficie, "il più chiuso, il più liscio possibile, senza pecche, senza orifizi, senza difetti"(8), mero ricettacolo di un'anima pura.Nelle culture in cui il corpo non è visto in antitesi all'anima, ben altro ruolo spetta alla danza. Sono gli dei i depositari di quest'arte, di questa forma di comunicazione(9). In numerose tradizioni culturali la danza è un dono degli dei all'uomo. La danza è il movimento, il movimento è vita. E il corpo è al centro della danza, più precisamente è la danza stessa. Danzare è un tutt'uno con la vita, con il culto degli dei, con la preghiera. Gli dei danzano, come gli astri nel cielo, e l'uomo danzando imita gli dei, se li grazia. danzare significa allora prendere parte al governo divino dell'ordine cosmico. La danza è un movimento enfatizzato ed enfatico, una forma di comunicazione peculiare che irradia dal corpo, un piano spazio-temporale che trascende, ma non prescinde, la quotidiana e comune realtà spazio-temporale.E un posto particolare occupa la danza nella tradizionale religioso-culturale del Giappone. La danza eseguita dalla dea Ame no Uzume, per convincere la dea del sole Amaterasu ad uscire dal suo ritiro forzato, è all'origine della danza kagura. Il popolo giapponese ha un rapporto particolare con la danza. (...)
continua su http://www.nipponico.com/tesi/ronzoni_amanda/introduzione.php(

(Photo by Peter Kun Frary )